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Gen 242017
 

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Dopo il remake uscito nel 2013 su PS3 e Xbox360 (e successivamente anche su PC), Lara Croft si mostra in questo seguito, uscito tardivamente su PS4 per via dell’esclusività temporale su XBoxOne, e si presenta con una edizione Deluxe contenente anche i DLC di Baba Yaga e del Maniero Croft, oltre a vari bonus per il gioco online.

Niente più Lara spigolosa
Dopo il già ottimo Tomb Raider uscito su PS3, Rise of the Tomb Raider si riconferma nel comparto grafico di alto livello. Lara cambia d’aspetto rispetto al precedente gioco, una scelta che a qualcuno ha fatto storcere il naso, ma aldilà di questo dettaglio, la qualità grafica del sequel è davvero notevole, sia per quanto riguarda i protagonisti principali, che nelle scene di intermezzo si mostrano in tutta la loro bellezza, sia, e soprattutto, nelle location di gioco, che rispecchiano quanta cura sia stata data al lato artistico della produzione. Gli ambienti open in cui ci muoveremo, le grotte, ed i templi che andremo ad esplorare, sono dettagliati e aaccompagnati da un ottimo comparto d’illuminazione, lasciando spazio al costante utilizzo del pulsante Share sul Dualshock 4 per catturare più di un panorama.

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Tomb Raider Open World?
Qualcuno lo ha definito tale, ma in realtà è diviso in grandi aree da esplorare col proseguire della storia, e nelle quali potremo tornare grazie ai checkpoint sparsi per il gioco sotto forma di falò. Ogni area contiene una quantità corposa di collezionabili, qualche tomba segreta da esplorare (9 in tutto) e missioni secondarie, oltre che una fauna locale ed ovviamente qualche nemico che si aggira. L’esplorazione è necessaria per recuperare risorse, che dovremo utilizzare sia per potenziare il nostro equipaggiamento, sia per creare munizioni speciali o granate di vario genere. Inoltre acquisiremo punti esperienza in svariati modi, che ci permetteranno di salire di livello, ad ogni livello corrisponde un punto abilità spendibile ai falò in una delle 3 categorie con relativo upgrade delle nostre potenzialità. Sempre ai falò potremo potenziare il nostro equipaggiamento, cambiare armamentario e anche abbigliamento, scegliendo quello che ci garantisce il bonus più adatto a quello che andremo ad affrontare, che sia una battuta di caccia o uno scontro a fuoco.

Non Tomb Raider senza enigmi
I capitoli originari della saga si concentravano tantissimo su due elementi: l’esplorazione e la risoluzione di enigmi. Qui gli enigmi ci sono, anche se piuttosto banali, e si sviluppano in particolare nelle tombe opzionali, vertendo la maggior parte sulle abilità che acquisiremo durante l’avventura principale con il nostro arco. Di fatto l’arco sembra quasi il protagonista ed arma irrinunciabile per Lara, in quanto ci permetterà varie azioni uniche, necessarie per il proseguimento nella storia e anche per sbloccare molti dei collezionabili. Rimane il rammarico per la banalità degli enigmi, se non per qualche raro caso, oltre che la costante impressione che l’esplorazione sia inutile finché non si ottengono tutti i potenziamenti disponibili, e che quindi ha più senso lasciarla dopo aver finito la trama, per evitare di perdere ore nel trovare l’ingresso di un luogo per poi dover tornare sui propri passi perché ci manca l’oggetto necessario a proseguire.

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Avversari un po’ tonti
Lara partirà da quasi disarmata a finire poter essere scambiata per la figlia di Rambo. Purtroppo gli avversari non si dimostrano all’altezza. Il loro comportamento si può riassumere in due fasi: nascondersi male lasciando quasi sempre la testa scoperta, e lanciarsi alla cieca contro di noi nel tentativo di sopraffarci sparando all’impazzata. E sull’argomento c’è poco altro da aggiungere, se non che la varietà si limita ai classici avversari armati, che col proseguire della storia disporranno di sempre più protezioni ed armi potenti. E’ in ogni caso possibile risolvere molti scontri in modalità Stealth, sfruttando i classici oggetti di distrazioni quali bottiglie di vetro e l’abilità innata di Lara, accessibile tramite il tasto analogico del pad, di capire chi è al momento più vulnerabile, e chi è sotto l’occhio vigile di un suo compagno. La stessa abilità servirà anche per aiutarci a scovare più facilmente oggetti e risorse intorno a noi, evidenziandoli con un’aura gialla.

Una storia un po’ banale
Anche sul lato narrativo il titolo è piuttosto carente. Rimango convinto che una storia non debba essere per forza l’emblema dell’originalità per funzionare, ma quello che conta è da un lato avere dei personaggi carismatici, e dall’altro dei testi convincenti. In questo caso mancano entrambe le cose, persino Lara risulta piuttosto insipida per tutta la storia, forse anche per colpa del suo complesso verso il padre, che viene ripetuto innumerevoli volte, ma mai realmente analizzato tanto da renderlo interessante o significativo per lo spettatore. Il DLC nel maniero di Lara, ambientato dopo la fine della storia, riempie un po’ questo vuoto, con tantissimi dettagli scritti sul passato della sua famiglia.

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Due parole sui DLC
Il DLC di Baba Yaga si sblocca naturalmente ad un certo punto della trama, e risulta uno stacco piacevole dalla trama principale. Non è particolarmente lungo, ma la sua natura misteriosa lo rende tutto sommato gradevole. Molto più interessante quello del Maniero, che oltre ad approfondire il rapporto di Lara con la sua famiglia, offre una sorta di modalità Zombie in cui dar libero sfogo alle abilità belliche della protagonista.

Conclusioni
Al netto di un ottimo comparto grafico ed artistico, così come di una buona longevità ed una discreta giocabilità, Rise of the Tomb Raider manca di una storia interessante, soffre di scontri poco divertenti per colpa di una IA povera e prevedibile e inevitabilmente su PS4 soffre il confronto con Uncharted 4, che si è fatto caposaldo di questo genere di giochi. Rimane un titolo godibile ma non imperdibile.

VOTO: 75

+ Graficamente notevole

+ Longevo e con tanti extra anche dopo la conclusione, include i DLC

– Storia e personaggi poco riusciti

– IA degli avversari prevedibile e ripetitiva

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